duali di artista
Giuseppe Barbieri è un
artista che si ascrive - nella maniera più significativa
e con talento magistrale - nel filone d’arte
contemporanea di ritorno al realismo figurativo.
Un’adesione totale, la sua, viscerale; un comportamento
stilistico manifesto, evidenziato nelle numerose
creazioni, che sempre rimandano a un tessuto compositivo
e a una sintassi cromatica di lirico realismo e di
comprovata perizia tecnica, non trovando egli –
all’interno del suo percorso – cor-rispondenza alcuna
nei movimenti del rappresentato astratto o informale.
L’uomo, il reale, il vero,
contornano la categoria fondamentale del suo vivere
pittorico. Nel suo fertile trascorso di pittore del
figurativo, si avvertono una spigliata aderenza e una
robusta fami-liarità con le linee e i colori del reale,
che insieme alla sorprendente capacità di osservatore,
lo rendono una voce inte-ressante sullo scenario della
pittura contemporanea.
Ma, in questi ultimi tempi,
la sua tavolozza si esalta nei duali, quando cioè vive
l’indefinibile esperienza di “ricreare” un capolavoro
dei Grandi dell’arte, vuoi un Giotto o un Leonardo, un
Raffaello o un Caravaggio, un Hayez o un Monet e altri.
I tanti volti e i
paesaggi di Barbieri, ripresi dai capolavori dei maestri
antichi, possono arrivare a esiti altissimi. La fase di
maggiore impegno giunge al momento della com-plessa
ricerca dei toni coloristici, i quali “devono” avere la
capacità di restituire il pathos dell’opera, il
suo virginale e autentico sentire. “Copiare un Grande,
egli dice, è un sentimento esaltante che ogni artista
dovrebbe vivere, è come divenire una sorta di medium
dell’arte e della sua storia, è un inebriante
trasferirsi nella mano e nella mente dell’Artista-autore
di un’opera figlia del tempo”. I suoi lavori vanno
perciò considerati come rispettoso omaggio agli autori
antichi, riconoscendoli come inimi-tabili nella loro
azione creatrice e sublimi maestri nell’arte del segno e
del colore. |
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Si è stanchi e delusi delle
copie mec-caniche e delle sofisticazioni pensate e messe
in atto pur di dare parvenza di manufatto a una
riproduzione in serie di opere famose. Per quanto alta
possa essere la resa o per quanto raffinate le tecniche,
queste non possono non destare che un desolato senso di
estraneità emozionale.
Nel declinare i tanti nomi a
cui si ispira la produzione di duali di Barbieri ci
piace, ad esempio, definire un capolavoro il S.Carlo
Borromeo, duale della tela di Giuseppe Lanfranco,
dove la presenza di forti toni timbrici e l’uso
magistrale degli effetti luministici danno all’insieme
una potenza espressiva, forse di più alta valenza dello
stesso originale. Anche il duale della Vergine col
Bambino e san Giovannino (La bella giardiniera
del Louvre, per intenderci), pare non abbia niente da
invidiare all’originale del divino Raffaello. E la
vaghezza di quel campo di papaveri di un Monet, nulla
toglie al capolavoro dell’artista impressionista; così,
a chi guarda, un’atmosfera quieta, rassere-natrice ed
elegante, sembra spirare dal duale di Paul Poetzsch,
Gesù nella casa di Maria e di Marta, le due sorelle
di Lazzaro, simbolo – rispettivamente – della vita
contemplativa e della vita attiva, concetto che Barbieri
esalta con magistrale perizia con la sua copia. E
ancora, l’artistica replica del Capriccio di
Francesco Guardi, pittore vedutista del Settecento, si
offre agli occhi dell’os-servatore nell’uso sapiente di
vellutate modulazioni coloristiche, difficili di
ripetersi o interpretarsi. Insomma, nei lavori del
maestro Barbieri, si coglie un’arte nuova, un’arte che
nasce dal-l’antico universo dei capolavori dei Grandi
della pittura
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