Il primo nucleo demico attestato sul territorio di S. Marzano e situato in
contrada Casarossa, risale alletà neolitica, di cui si conservano i
resti di un insediamento capannicolo e reperti riferiti a utensili dellepoca. In
età classica, limitrofo alla chora tarantina, il sito venne frequentato
ininterrottamente, visti i reperti di chiara matrice messapica (trozzelle) e greco-romana
(tombe con corredi funerari).
Nellalto
Medioevo, in contrada Chiese Vecchie e nei pressi del santuario S. Maria
delle Grazie, si stabilirono i basiliani, con esperienze insediative di tipo
rupestre. Intorno al XIV secolo, nei Registri Angioini, S.Marzano è già attestato col
toponimo Castrum Sacti Marciani e come tale continua a essere denominato nelle
varie carte darchivio sino al XVI secolo.
Intorno al 1460
pare sia stato distrutto dai soldati stradioti, inviati da Scanderbeg nel Tarantino, in
aiuto del re Ferdinando dAragona, a seguito della ribellione del principe di
Taranto, G. A.Orsini.
Nel 1530, il
capitano albanese Demetrio Capuzzimati acquistò la Terra di S. Marzano, allora
disabitata, dalla Corona napoletana. Il nuovo feudatario la ripopolò con sole famiglie
albanesi, che avevano lasciato la madrepatria per scampare alla furia devastatrice dei
Turchi. Questa gente ricreò qui un autentico cantone albanese, mantenendo intatto un
ricco patrimonio etnico, la religione more graeco e il suggestivo e pittoresco
abbigliamento femminile, oltre la lingua, i canti e le danze (vallije). Simile cultura è
stata connotativa del luogo sino ai primi del 900.
Oggi, S. Marzano
è lunico centro albanofono del Tarantino e - nel mentre fervono le iniziative per
la valorizzazione del passato (lerigendo Museo etnografico Maria
Santoro) la sua gente conserva la memoria storica delle più belle tradizioni
dei suoi progenitori levantini.
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