SAN MARZANO - BENI CULTURALI  
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Chiesa matrice “S. Carlo Borromeo”  (XVII sec.)

Sorge sul sito dell’antica chiesa di rito greco, intitolata a S. Venere Parasceva. Nei primi anni del Seicento, quando il casale albanese passò forzatamente al rito latino, abbattè la prima parrocchia ed edificò la presente. A tre navate, con artistici altari laterali, l’edificio di culto conserva alcune preziose tele del Sei e Settecento, oltre a una statuaria in fine cartapesta leccese del secolo scorso e in legno d’Ortisei. Bello l’artistico campanile, che una volta era del tipo moresco. La facciata è sobria e lineare, a tre porte, con eleganti lesene e lunette sovrastanti i tre ingressi, con le effigie del Santo titolare e dei due compatroni: la Madonna delle Grazie e S. Giuseppe.

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Il Calvario

E' un artistico tempietto in stile neoclassico di fine Ottocento ed è situato all'imbocco di via Vitt. Emanuele, alla destra di chi sale. In origine era di forma circolare, poi, nei primi anni del '900, è stato reso a forma semisferica, per consentire l'apertura della "Via per Francavilla", come si denominava l'attuale via Vitt. Emanuele. Questo complesso monumentale è ornato da tre affreschi d'epoca, di autore anonimo, che effigiano la Crocifissione, Gesù nell'Orto del Getsemani e l'Incontro di Cristo con la Veronica. La parte antistante si compone del monte del Calvario con impiantata la Croce, corredata dai simboli della Passione.

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Il Santuario:

Nascosto tra la verde cornice degli ulivi di contrada “Li Grutti”, ad appena 3 Km dal centro abitato, sorge il suggestivo santuario rupestre della Madonna delle Grazie, una rara testimonianza dell’arte bizantina in Puglia.
Questo edificio di culto in grotta è un vasto ambiente, in cui è possibile ossevare tre artistiche icone medievali: il monolito della Vergine con Vambino del tipo dell’Eleusa, e due affreschi di santi orientali: S. Barbara e S. Giorgio a cavallo. Il luogo sta per divenire un centro polifunzionale, non più solo luogo di culto, ma centro di aggregazione socioculturale, secondo un progetto che vedrà presto la realizzazione di strutture, atte a ricevere turismo culturale e religioso.
Il monumento rimane come il segno e la sintesi della storia e della devozione della comunità albanofona di S. Marzano. Qui si festeggia, il 2 luglio, la Vergine madre di Dio, secondo l’antico calendario bizantino e sempre in questo luogo, tra il XV e il XVI secolo si davano convegno tutti i devoti dell’Albania Tarantina, un cantone albanofono di 12 comuni, posti a oriente di Taranto.

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Palazzo marchesale (sec. XVI sec.)

Numerose sono le descrizioni che si rinvengono nelle carte d’archivio, già a partire dall’inizio del Seicento. Il primo corpo dell’attuale fabbricato, risale al 1530, quando Demetrio Capuzzimati lo edificò come sua dimora, sulla parte più alta del feudo. Privo di vistosi elementi decorativi, ad eccezione di un’agile serie di archi, utili a sostenere l’elegante loggiata superiore, il palazzo marchesale venne stabilmente abitato sino alla fine del Settecento. All’interno, su due piani, si snodano file di ambienti, realizzate in epoche diverse, la cui architettura è tipica delle dimore signorili del tempo. Di grande interesse il vasto ambiente a pianterreno, che una volta era adibito a scuderia dei feudatari, dove è possibile osservare le singole mangiatoie con incisi i nomi albanesi degli stalloni e delle cavalle.
Adiacente al palazzo, sorge la chiesetta padronale, intitolata a S. Gennaro, con l’artistico campanile a vela, edificata intorno al 1630. All’interno si conservano preziosi reliquiari e un artistico corredo liturgico.

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Centro storico con abitazioni, loggiati e serie di comignoli di fattura albanese

 Il visitatore che si addentra nel suggestivo dedalo di viuzze e vicoli del centro storico, non può non essere impressionato da alcune espressioni architettoniche di origine albanese. In particolare, si possono osservare - specie in via G. Castriota, gli eleganti loggiati, gli ornamenti scultorei sulle facciate, tesi ad abbellire porte e finestre,  e poi i caratteristici comignoli, che oggi sono quasi un simbolo della S. Marzano, antico casale albanese.

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